lunedì, 28 gennaio 2008 - 08:26
“Il Libro Tibetano dei Morti” è forse il manuale funerario più antico e straordinario di tutti i tempi, “Bardo Thodol” è il suo nome originale e significa, letteralmente, “liberazione attraverso l’ascolto nello stato intermedio”. Ciò che lo rende unico nel suo genere è la dettagliata descrizione delle esperienze di coscienza che l’anima umana sperimenterebbe dopo il decesso fisico (quasi del tutto assenti in altri testi sacri) ed anche la modalità ritualistica con cui gli esperti lama tibetani, tramite la lettura dei suoi capitoli, guiderebbero la stessa attraverso l’intervallo tra la morte e la rinascita, intervallo noto come “bardo”. Il defunto viene effettivamente “accompagnato” durante l’intero viaggio, della durata di 49 giorni, verso la “Pura Luce”, viene istruito ed ammonito in merito a tutto ciò che incontrerà sul suo cammino, e soprattutto esortato a non lasciarsi ingannare dalle immagini che si presenteranno dinanzi a lui, mere proiezioni mentali dei suoi stessi desideri e delle sue stesse paure.

E’ interessante sapere che l’”aldilà”, anche in questo contesto “religioso”, è suddiviso in 3 parti,  3 “bardo” o meglio 3 stati di coscienza (penso, per “analogia”, alla Divina Commedia dantesca…):
Chikhai Bardo – Il momento della morte – forse lo stadio più importante in quanto momento della visione della Pura Luce, quella tante volte descritta da chi ha vissuto esperienze di pre-morte. Qui l’anima viene esortata ad aggrapparsi ad essa ed a non allontanarne la visione per non cadere nell’identificazione con i suoi contenuti subconsci e quindi nella spirale degli stadi successivi; rappresenta, infatti, la prima opportunità per la liberazione dal ciclo delle rinascite nel “Samsara”, il mondo illusorio appena vissuto, e per unirsi alla Totalità del Sé. (Paradiso Cristiano?)
Chonyid Bardo – L’esperienza delle “realtà”- avendo “perso di vista” la Luce l’anima è ora costretta a confrontarsi con tutta la sua interiorità vissuta, consapevolmente o meno, durante l’esistenza terrena. Qui sperimenta, sul piano “emotivo”, il contenuto delle immagini dei suoi desideri e delle sue paure (forme del Buddha, gli Dei Adirati), che la tentano e la terrorizzano. Dalla sua reazione e “realizzazione” (Purgatorio Cristiano?) dipenderà la sua unione alla Totalità del Sé (seconda opportunità) oppure la ricaduta nella re-individuazione, l’esperienza di una nuova vita.
Sidpa Bardo – La rinascita – in questo stato l’anima è sottoposta ad “allucinazioni karmiche” (visioni dettate appunto dal karma posseduto) ed intraprende, da qui, il percorso che la porterà ad una nuova incarnazione. Troverà dinanzi a se immagini di coppie copulanti, e sceglierà, in base alla “risonanza karmica” sua e loro, i genitori più “adatti” da cui rinascere. Tutto questo, dunque, influenzerà la scelta della sua prossima “vita fisica”. (Inferno Cristiano.)

Ho riflettuto molto sul significato di quest’opera, innanzitutto perchè dedicato, in verità, più ai vivi che ai morti (morire è un’arte ed è importante “impararla”… se non lo faremo, ci troveremo ancora costretti qui, a vivere il tutto daccapo, ripetutamente… questo mondo non è mai stato “migliore”, e mai lo sarà). E’ poi fondamentalmente legata a tutto il discorso sulla “Matrix”, il Grande Ologramma della nostra realtà, che negli ultimi tempi imperversa ovunque. Il gancio c’è… e si può vedere… e ve ne sono altri che legano il tutto al nwo, al satanismo, ai riti massonici, agli ufo, alla magia, ai poteri latenti nell’uomo, ai “segreti di stato”. Il “segreto”, molto probabilmente, è che i nostri pensieri sono volontariamente intrappolati, da noi stessi e da “altri”, in questa sfera d’esistenza irreale ed illusoria… non solo, paradossalmente continuano a “crearla”… che la schiavitù umana esiste… che siamo “nutrimento energetico”, per qualcuno o qualcosa… che questo qualcuno o qualcosa infarcisce i nostri pensieri delle ombre più nere, conosce i nostri “meccanismi interiori”, la nostra vera natura… perché esiste un fine… che è tutta una questione di coscienza e consapevolezza umana… che la tanto discussa dualità non è altro che “l’interiore ed inconsapevole lotta innaturale” tra uno stato “umano”  presente da sempre e la “realtà” che ci circonda… che soffriamo non perché dobbiamo ritrovare e riconoscere quello che siamo sempre stati e che saremo sempre, ma perchè questo non lo comprendiamo. Ci sono un’infinità di cose dietro a questo scenario… la "Gran Liberazione" riguarda tutto e tutti, e riguarda soprattutto il porre fine alla “vita” incatenata a quest’infernale “macchina meccanica”, che sperimentiamo, tutti i giorni, da secoli…

(Tratto dal blog di Melonella Metempsicosi - dove il post è completato da un filmato da vedere)
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Categoria --- > esoterico, aldilà

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